Evidenza Epidemiologica

International Journal of Risk & Safety in Medicine 20 (2008) 135–142 135
DOI 10.3233/JRS-2008-0436
IOS Press

Un’analisi epidemiologica dell’ipotesi “autismo quale avvelenamento da mercurio”

David Austin
Life and Social Sciences, Swinburne University of Technology, Melbourne, Australia

Riassunto. Dove la ricerca sperimentale diretta di una ipotesi causale di una malattia è impossibile, sia per considerazioni etiche che pratiche, la deduzione epidemiologica è la via accettata per stabilirne le cause. Perciò, per esaminare l’autismo come un’ipotesi di avvelenamento da mercurio, questa ricerca riesamina la letteratura scientifica esistente allo scopo di stabilire criteri epidemiologici e constatare che l’evidenza per una relazione causale è convincente. L’esposizione al mercurio (tramite vaccini e amalgame dentarie materne) in utero e durante gli anni dell’infanzia è confermato: l’avvelenamento da mercurio è conosciuto come causa di sintomi coerenti con l’autismo; il modello animale supporta questa connessione e i livelli di mercurio sono più elevati sia nelle urine che nel sangue dei bambini autistici rispetto ai non autistici.
Analogamente alle prove epidemiologiche sulla relazione fumo-cancro al polmone, è confermata la relazione mercurio-autismo. Il principio precauzionale richiede che i professionisti della salute non eseguano delle azioni se c’è il sospetto che quell’azione possa causare un grave o definitivo effetto sulla salute, non c’è bisogno dell’assoluta certezza. Perciò, data la gravità, il devastante impatto per tutta la vita e la prevalenza estremamente elevata di autismo, sarebbe irresponsabile continuare ad esporre donne incinta e mamme in allattamento con i neonati a quantità evitabili di mercurio.

 

1. Introduzione

L’autismo è un disturbo del neurosviluppo presente nell’infanzia che colpisce 1 su 150 bambini negli USA [8]. La condizione è caratterizzata da gravi disabilità nella socializzazione, comunicazione e comportamento. I bambini con autismo possono mostrare uno spettro di comportamenti-problema come iperattività, mancanza di attenzione, impulsività, aggressività, auto-aggressività e scoppi d’ira. In più, questi bambini spesso mostrano una risposta inusuale alle stimolazioni sensoriali quali ipersensibilità alla luce o ad alcuni tipi di suoni, colori, odori o al tatto, oltre ad avere un alta soglia del dolore [1]. La diffusione dell’autismo è venuta incrementandosi fino ad un livello epidemico [47] di cui non si tiene conto per le modifiche ai criteri diagnostici o al miglioramento di questi sistemi [5,12].
L’autismo fu inizialmente proposto come un nuovo disordine nel 1943 da Kanner [26]. Fino a quel momento, la ricerca di un agente causale aveva dato risultati evasivi. Una teoria dominante lo collegava ad una suscettibilità genetica [14]. La ricerca per una base genetica dell’autismo si è, finora, dimostrata senza successo nonostante vasti lavori di ricerca [2,7,35,48]. Per di più, è difficile conciliare la causa genetica con l’epidemia autistica, dato che l’autismo era sconosciuto prima del 1940 e la diffusione è andata progressivamente incrementandosi esponenzialmente solo a partire da quel momento. Questi fattori suggeriscono che una causa puramente genetica è improbabile.
L’altra teoria dominante afferma che l’autismo ha una causa nell’esposizione al mercurio nell’utero materno e/o nella primissima infanzia [4,28]. La fonte principale di esposizione al mercurio fra i neonati è data dai vaccini (sia materni che pediatrici) e dalle amalgame dentarie (materne). L’ipotesi è stata riconosciuta come biologicamente plausibile dal Centro per il Controllo delle Malattie (CDC) negli USA [39], ed è così legante che la valutazione di quell’ipotesi è stata gestita nel contesto di un esame epidemiologico.
Una revisione epidemiologica è essenziale, in quanto non si è mai condotto uno studio che dimostri (o neghi) che il mercurio causa autismo perché non si può, eticamente e praticamente, condurre una sperimentazione casuale per controllare un esperimento nel quale alcuni bambini vengano selezionati per essere esposti ad una riconosciuta neurotossina (mercurio) e altri no. La situazione è analoga per le ricerche sul fumo e il cancro al polmone. Non si hanno (e non potremmo avere) prove dirette sperimentali che il fumo causa il cancro al polmone, ma si può avvicinarlo epidemiologicamente (come si è in effetti realizzato) e la relazione fumo-cancro al polmone è stata infine stabilita quale causa principale [32].
Solo lavorando nello stesso modo, saremo in grado di realizzare il collegamento tra autismo e mercurio e misurare l’associazione tra le due variabili e, se si incontreranno determinati criteri, si scoprirà quale dei due causa l’altro. Sebbene un’associazione tra i due fenomeni non sia indicativa di una causalità, si possono applicare criteri per calibrare la forza della correlazione e se questa è forte, dedurne che un fenomeno causa l’altro. Questo è il fondamento dell’approccio epidemiologico di causa-effetto [44]. Storicamente, ci sono cinque criteri usati in epidemiologia per stabilire la relazione causa-effetto [38], che sono:

(1) alto rischio relativo;
(2) coerenza;
(3) grado di risposta in funzione del grado della dose;
(4) relazione temporale;
(5) meccanismo plausibile.

Perciò, per stabilire che il mercurio causa autismo, avremmo bisogno di una serie di studi che esaminino la relazione tra le due variabili in modi diversi che soddisfino questi criteri. Questo documento mira a rivedere la letteratura scientifica esistente su mercurio e autismo all’interno di questa struttura epidemiologica.

2. Il mercurio è conosciuto per essere in grado di causare disordini del neurosviluppo nei bambini piccoli (alto rischio relativo, meccanismo plausibile)

Il mercurio è da lungo tempo conosciuto per essere una potente neurotossina; infatti, il cervello è il primo obbiettivo tissutale del mercurio, dove il cervello dei feti e dei neonati sono più suscettibili di danni da mercurio rispetto al cervello adulto [10]. Non c’è da sorprendersi allora, se l’avvelenamento da mercurio nei neonati sia conosciuto nella produzione di sintomi quali ritardo mentale, perdita di coordinazione nella parola, nella scrittura, nell’incedere, intontimento, irritabilità e brutto carattere che progredisce in mania [39]. Oltre al caso singolo relativo a rari avvelenamenti infantili da mercurio [3] si hanno ben documentati avvelenamenti epidemici infantili da mercurio su larga scala che illustrano chiaramente come il mercurio può produrre (e produce) disordini del neurosviluppo nei bambini [13]. L’Acrodinia è una condizione medica che colpisce i bambini nei primi anni di vita ed è caratterizzata da comportamenti anormali e manifestazioni psicologiche, incluse psicosi, perdita della parola ed isolamento sociale [33]. L’epidemia di acrodinia nel periodo 1900-1956 è stata definitivamente associata al mercurio (mercurio cloride) contenuto nei comuni trattamenti giornalieri per dentizione e vermicidi intestinali. Solo una piccolissima sottopopolazione di bambini ne fu affetta, così da suggerire che la suscettibilità individuale agli effetti del mercurio era altamente variabile e fu perciò un fattore di rischio indipendente conseguente dall’esposizione al mercurio.
Questo esempio tratto dalla storia della medicina aiuta a migliorare la comprensione dei tossicologi sugli effetti del mercurio al di là del principio fondamentale per cui “la dose crea il veleno” [31]. I più recenti concetti della tossicologia riconoscono il ruolo sia della dose che della suscettibilità individuale ad agenti tossici d’interesse [19]. Questo concetto moderno è assolutamente coerente con i precedenti documentati riguardo alla Acrodinia e fornisce un modello per come si potrebbe vedere l’autismo come un’ipotesi di avvelenamento da mercurio e contemporaneamente implicare la suscettibilità individuale agli effetti del mercurio [21]. In questo senso l’ipotesi riguardo l’autismo come avvelenamento da mercurio è coerente con il “Diathesis-stress Model” di una malattia [49], dove il meccanismo causale è pensato come un’azione reciproca tra la predisposizione alla suscettibilità fisica (per esempio: sensibilità al mercurio) unita a stress ambientali (per esempio: il mercurio).

3. I sintomi dell’autismo sono coerenti con quelli da avvelenamento da mercurio (coerenza, meccanismo plausibile, alto rischio relativo)

Con riferimento alla storica analogia tra autismo e Acrodinia, è necessario essere informati dei dati seguenti:

(1) Le forme di mercurio che si pensa causino autismo (etilmercurio dai vaccini e vapori di mercurio dalle amalgame dentarie materne) sono forme differenti di mercurio rispetto a quella che causa la Acrodinia (mercurio cloride).
(2) Anche le modalità di esposizione sono differenti. Nella Acrodinia l’esposizione avveniva per ingestione, mentre oggi la maggiore esposizione si ha in forma intravenosa (direttamente dalle vaccinazioni infantili) o attraverso la placenta e/o allattamento nel caso di amalgame dentarie e vaccini materni.
(3) E’ assolutamente stabilito che l’avvelenamento da mercurio si presenta sotto sindromi diverse dipendenti dalla forma di mercurio, tipo di esposizione e differenze individuali di vario tipo quali l’età e condizioni biochimiche idiosincratiche [19]. Perciò si deve accettare che sarebbe improbabile scoprire sindromi identiche nell’autismo nella storia della letteratura medica, quale la fenomenologia ipotizzata dell’avvelenamento da mercurio attraverso mercurio vaccinale (etilmercurio) e amalgame al mercurio (vapori di mercurio) che, a tutt’oggi, non sono documentate. Tuttavia molti ricercatori si esprimono sulla similarità tra mercurialismo infantile e autismo [4,16,28]. Infatti, il mercurio può causare disfunzioni immunitarie, sensoriali, neurologiche motorie e comportamentali, simili per definite caratteristiche o associabili all’ASD [17]. Tra i sintomi comuni sia al mercurialismo infantile che all’autismo, sono inclusi ritardo mentale, perdita del linguaggio, mancanza di socializzazione, problemi sensoriali e comportamenti insoliti [4,17,33,43].

4. Le anormalità biochimiche riscontrate nell’autismo sono coerenti con l’avvelenamento da mercurio (coerenza, meccanismo plausibile)

Oltre alla coerenza comportamentale direttamente osservabile tra autismo e mercurialismo infantile, è importante e considerare le patologie specifiche delle due sindromi. Le evidenze biologiche nell’autismo sono coerenti con l’avvelenamento da mercurio incluso l’elevato stress ossidativo [27], deplazione nel glutathione [25], irregolarità neurochimiche [9], disfunzioni gastrointestinali [23], disfunzione immunitaria [11] e problemi generali e neurologici [40]. Tutti questi sono effetti ben conosciuti da avvelenamento da mercurio e, specificatamente, da avvelenamento da mercurio nei bambini piccoli [4]. Queste evidenze dovrebbero altresì essere viste alla luce delle dirette scoperte tossicologiche, che dimostrano come i bambini autistici abbiano un più elevato carico di mercurio misurabile rispetto ai pari non autistici.

5. Esiste una relazione certa tra esposizione al mercurio e diffusione dell’autismo (grado di risposta in funzione del grado della dose, alto rischio relativo)

Benché il vecchio adagio delle tossicologia “la dose crea il veleno” [31] sia definito come una parziale spiegazione nei fenomeni di avvelenamento, resta comunque un euristicamente utile per determinare il rischio relativo rispetto ad un livello specifico di esposizione ad agenti tossici. Perciò, nel contesto di un’indagine epidemiologica, ci si attenderebbero almeno alcune relazioni dose-risposta tra mercurio e autismo se la relazione è sicuramente reale e di natura causale.
Alti livelli di esposizione al mercurio sono stati osservati tra i bambini autistici confrontati per controllo in uno studio non pubblicato [41] e in uno pubblicato [18], con il primo che dimostrava un rischio relativo di autismo di 2,48 nei bambini che avevano ricevuto 62,5 µg (microgrammi) o più di etilmercurio (attraverso i vaccini) dai tre mesi di età. In aggiunta, in uno studio ecologico di Palmer et al. [30] è stato riscontrato che “l’associazione tra il mercurio rilasciato nell’ambiente e il tasso di istruzione differenziata erano completamente mediate dall’incremento dei livelli di autismo”. Questo significa che si può ragionevolmente dedurre una relazione tra il grado di livello di esposizione al mercurio e autismo. Presi insieme, tutti questi dati rappresentano la prova epidemiologica diretta della relazione dose-risposta tra mercurio e autismo.

6. I bambini vengono esposti al mercurio (relazione temporale, alto rischio relativo, meccanismo plausibile)

Un componente fondamentale di un esame eziologico di autismo e mercurio richiede prima di tutto che venga dimostrata evidenza di esposizione al mercurio. Di questo possiamo essere certi; infatti l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto che l’amalgama dentaria è non solo la maggior fonte di esposizione negli adulti, ma anche per i neonati in quanto questo mercurio passa facilmente al feto attraverso la placenta o attraverso l’allattamento [46]. E’ stata anche confermata esposizione attraverso il mercurio contenuto nei vaccini. Per esempio, Stajich et al. [37] trovarono che “il paragone tra i livelli di mercurio prima e dopo le vaccinazioni mostrava un significativo aumento dopo le vaccinazioni sia nei nati prematuri che nei neonati nati a termine”.
Molti documenti hanno dimostrato che i bambini sono stati esposti negli anni successivi a quelli in cui furono riportati i primi casi di autismo a livelli sempre più alti di mercurio [4]. Infatti, alla fine degli anni ’90 e nei primi anni del 2000, i neonati negli Stati Uniti sono stati esposti a livelli di mercurio eccedenti di molto rispetto alle linee guida federali di sicurezza [28]. Questo è fondamentale per capire la relazione mercurio–autismo.
L’esposizione al mercurio a cui milioni di bambini sono stati sottoposti, è probabilmente cronica (per via del mercurio delle amalgame materne), ma anche acuta per l’esposizione avvenuta di volta in volta come parte del programma vaccinale standard (per esempio, giorno della nascita, 6 mesi, 12 mesi, 2 e 4 anni).

7. L’emergere dell’autismo negli anni ’30 e il successivo aumento dei suoi livelli di incidenza coincide con l’incremento dell’esposizione al mercurio di madri, feti, neonati e bambini (Relazione temporale).

L’autismo è un disturbo moderno: è stato identificato per la prima volta alla fine degli anni ’30 e riportato nel 1943 da Kanner [26]. E’ importante collocare l’inizio e la successiva crescita epidemica dell’autismo nel contesto storico dell’esposizione ambientale al mercurio, ed è quindi importante sapere che l’inizio delle vaccinazioni su larga scala (contenenti mercurio) avvenne negli anni ’30. Inoltre, i primi anni del 90 videro aumentare la diffusione e la popolarità di cure dentarie in cui la amalgama al mercurio era il materiale maggiormente usato per le otturazioni [36]. E’ anche degno di interesse il fatto che vaccinazioni e cure dentarie non erano disponibili gratuitamente nel pubblico, ma erano utilizzate solo dalle classi sociali medio-alte. Questo contesto storico è quindi anche coerente con l’ipotesi sostenuta da molti che l’autismo si diffonda soprattutto nelle classi sociali medie e alte [26,34].

8. Studi su animali mostrano che il mercurio può causare comportamenti simili a quelli autistici (meccanismo plausibile, coerenza)

Nei casi in cui non possano condursi studi sperimentali di un ipotizzato disturbo per motivi etici, viene accettato che modelli animali rappresentino un’alternativa plausibile. Riguardo all’ipotesi mercurio-autismo, questo diventa un grosso problema: per prima cosa, non è accettato che gli animali possano “avere” l’autismo. Anche se potessero, non abbiamo criteri stabiliti per valutarli e diagnosticarli. Inoltre, specie differenti rispondono al mercurio in modi differenti. I topi comunque sono riconosciuti come possessori di una biochimica equivalente a quella umana utile per la maggior parte dei tentativi, ed hanno anche il vantaggio di essere relativamente intelligenti e con ben note convenzioni sociali analoghe ai comportamenti sociali umani [45]. Uno studio ha esaminato gli effetti dell’ipotesi autismo-mercurio il più direttamente possibile riproducendo la forma di mercurio (etilmercurio), la dose (secondo il peso come per il programma vaccinale standard negli Stati Uniti ) e modo di somministrazione (iniezione intravenosa) del programma standard di vaccinazioni degli Stati Uniti [22]. I ricercatori hanno dimostrato che l’effetto tossico del composto di etilmercurio trovato in molti vaccini era dipendente dal ceppo relativo al topo utilizzato. Nello specifico, vennero notati effetti tossici (simili ai sintomi autistici) più comunemente tra razze specifiche di topi. Questo studio ha dimostrato non solo che un’esposizione al mercurio in dosi corrispondenti a quelle usate per l’uomo può produrre sintomi di tipo autistico, ma anche che fattori di suscettibilità individuale erano un aiuto al processo, esattamente come previsto nell’ipotesi mercurio-autismo quando intesa come modello non-diathesis–stress (nota: per diathesis-stress model si intende la teoria psicologica secondo la quale il comportamento dipende da fattori biologici e genetici, e dall’esperienza personale).

9. I livelli di mercurio sono più alti nei bambini autistici rispetto a quelli non autistici (meccanismo plausibile, grado di risposta in funzione del grado della dose, relazione temporale, coerenza, alto rischio relativo)

Forse la più convincente evidenza tossicologica disponibile, al di fuori dell’evidenza sperimentale, è la scoperta che il livello dell’agente causativo ipotizzato è significativamente più alto nella popolazione malata proposta. Nello specifico, l’ipotesi mercurio-autismo suggerirebbe che il mercurio dovrebbe essere considerevolmente più alto nei bambini autistici rispetto a quelli non autistici. Una revisione della letteratura in questa area, infatti, prova che è esattamente così. Sono stati riportati aumenti significativi di mercurio nelle urine [6] e nel sangue [15], così come in specifici biomarkers di mercurio [16,29]. Un vantaggio dello studio su 2 gruppi di analisi del sangue eseguito da DeSoto e Hitlan [15] è che questi non sono soggetti a interpretazioni multiple o complesse. Per esempio, quando considerato alla luce dell’evidenza epidemiologica prima descritta per l’autismo come ipotesi di avvelenamento da mercurio, il fatto che i livelli di mercurio nel sangue sono più alti nei bambini autistici rispetto a quelli non autistici può solo suggerire che o (1) il mercurio causa autismo, o (2) che l’autismo causa il mercurio.
La seconda affermazione è evidentemente senza senso e non supportata da alcuna letteratura scientifica e secondo le regole di metodologia statistica non è valida nemmeno l’idea che non possa essere né la prima né la seconda ipotesi, essendo esclusa la possibilità di coincidenza. Eè opportuno anche riflettere che i proponenti dell’ipotesi della Acrodinia come avvelenamento da mercurio, avevano solo gli studi di base del mercurio nelle urine a guidarli, attraverso le quali alcuni studi (ma non tutti) mostravano che il mercurio urinario nei bambini con Acrodinia era spesso più alto che nei coetanei sani. Nonostante la limitata evidenza scientifica, questo bastò nel 1950 ad sostenere l’eliminazione dei prodotti dentali contenenti mercurio e degli antiparassitari intestinali dal mercato, con la conseguente eliminazione della malattia. Questo ci fornisce una grande lezione sull’importanza di applicare i principi precauzionali sul sospetto di danno piuttosto che aspettare che si verifichi.

10. Principio precauzionale

Il fondamentale principio precauzionale accettato in tutte le discipline sanitarie è “primo, non recare danno”. Questo non significa certo che occorra compiere una azione che causi una reazione avversa per stabilire che non bisognava farla: si richiede semplicemente il sospetto del danno [20]. La scienza dietro l’autismo come ipotesi di avvelenamento da mercurio incontra tutti i criteri epidemiologici attraverso troppi studi indipendenti per essere considerata una coincidenza. Per cui, l’ipotesi che il mercurio possa causare l’autismo è confermata epidemiologicamente.

11. Assenza di evidenza ed evidenza di assenza

Rivedendo la letteratura, si trovano diversi studi che non sono riusciti a trovare una relazione tra autismo e mercurio (per esempio [24,41]). Questi documenti riportano semplicemente che non sono riusciti a trovare evidenze che supportino la relazione mercurio-autismo. E’ importante ricordare che l’assenza di evidenza non è sinonimo di evidenza di assenza. Molto spesso, gli studi non riescono a trovare relazioni quando l’effetto è scarso, e/o il campione è piccolo o di natura non generalizzabile. In questi casi i ricercatori riportano meramente l’assenza di evidenza della relazione, e non l’evidenza dell’assenza di quella relazione. Quindi, questi studi non rappresentano un’inconsistenza nella letteratura sulla relazione mercurio-autismo. Questo avviene soprattutto in ricerche che attraversano quasi tutte le discipline. Il principio precauzionale chiede che venga presa molto seriamente l’associazione tra mercurio e autismo e considerarle preferibilmente come prove nulle, per rispettare gli obblighi del dovere di attenzione nel principio precauzionale.

12. Conclusione

La letteratura scientifica esistente fornisce il terreno per forti sospetti che il mercurio giochi un ruolo causativo nello sviluppo dell’autismo. Dato questo sospetto, e la natura grave, l’impatto devastante per tutta la vita e l’alta prevalenza dell’autismo, sarebbe negligente continuare ad esporre donne incinta e madri che allattano e bambini piccoli a qualsiasi quantità di mercurio. Le autorità sanitarie di tutto il mondo dovrebbero muoversi senza esitazione per eliminare e rimuovere tutto il mercurio in tutti i prodotti medici nel più breve tempo possibile.

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Evidenza Epidemiologicaultima modifica: 2008-12-20T14:22:00+00:00da odf
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